CRS4 e il futuro virtuale di Monti Prama

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Qualche giorno fa sono andato alla fiera campionaria della Sardegna. Solita fiera, niente di particolare, ma un modo diverso di trascorrere una giornata.

C'erano stand di tutti tipi, come al solito, dai venditori degli ultimi ritrovati per la casa, alle scope miracolose, passando per le padelle che si puliscono da se.

Molto bella la parte dell'artigianato sardo, uno dei migliori al mondo, con delle interessanti innovazioni e reintepretazioni in chiave moderna di abiti, complementi d’arredo e gioielli.

Legno, ceramica, metalli preziosi e non che diventano opere d’arte tra le sapienti mani dei nostri artigiani: E poi che dire dell'agroalimentare, dei dolci e del vestiario? Tutto bello da vedere, proprio ti si riempie il cuore e i viene da sorridere, con una punta di orgoglio, che non guasta mai.

Lo stand migliore, quello per cui conviene spendere il prezzo del biglietto è ahimè, il meno pubblicizzato, quasi nascosto da quello dell'Esercito Italiano. 

Lo stand in questione riguarda lo splendido lavoro compiuto dal CRS4. In pratica hanno fotografato in alta definizione e da diverse prospettive le statue e le miniature di nuraghi ritrovate a Monti Prama. Partendo da queste foto, hanno prodotto dei modelli virtuali tridimensionali, navigabili con un semplice PC, attraverso un sistema simile a quello del touch screen.

Il risultato è insieme spettacolare e impressionante. Spettacolare perché sono delle sculturale dalle fattezze di una bellezza unica, ammirabili, grazie a questo sistema, in tutta la loro superba maestosità. La cura dei dettagli, la perfezione infinita, l’altissima tecnica, ne fanno delle opere d’arte sotto ogni punto di vista. 

Impressionante perché ti fanno pensare. Fanno pensare a quanto la nostra storia non è raccontata o è narrata, non so se per scelta o non curanza, in maniera approssimativa.

Queste statue giganti, grandiose e non solo per le dimensioni, a seconda delle ipotesi sulla datazione potrebbero rappresentare le più antiche statue del bacino mediterraneo, antecedenti anche a quelle della Grecia antica e dell’antico Egitto.

Ma qui inizia il bello. Una nazione guidata da una classe politica che si rispetti e faccia rispettare, avrebbe fatto di queste statue motivo di orgoglio, oggetto di studio e meta turistica. Invece com’è andata? Il primo ritrovamento è del 1965, mentre vere e proprie campagne di scavo sono state compiute tra il 1974  e il 1977, cioè dopo ben 9 anni dal primo ritrovamento, con tante grazie da parte dei tombaroli. 

Ma questi dati, che già da soli attestano la poca cura verso la nostra storia, non sono nulla di fronte agli oltre 40 anni che i giganti hanno dovuto attendere in polverosi e bui scantinati prima di essere fatti oggetto di un primo restauro, iniziato solo nel 2007 ed ancora oggi in corso. Attualmente, questi importanti reperti, sono fruibili dal pubblico solo in parte e a condizioni piuttosto stringenti.

La cultura e la storia sono assi portanti su cui poggia il futuro di un popolo e non possono essere trattati con questa approssimazione. Non vogliamo raccontare più fatti come quelli successi ai giganti di Monti Prama. Noi vogliamo conoscere e riabilitare la nostra storia, perché solo riappropriandoci delle nostre radici possiamo costruire futuro.

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