Caro Don Loi il nostro patrono è nero

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* Testo rivolto a Don Alessandro Loi, parroco di Lotzorai

Ripetita iuvant
dicevano i latini. E noi vogliamo ripeterlo. Chi è il santo patrono della Sardegna?

Il santo patrono della nostra terra è lui: Sant’Antioco. Il santo martire che dà il nome all’omonima isola. Lo ripetiamo perché talvolta capita di credere che il patrono della Sardegna sia l’altro grande santo sardo, l’amatissimo Sant’Efisio, il santo martire stampacino che ogni anno il primo maggio richiama migliaia di sardi nella città di Cagliari.

E invece il nostro santo patrono, forse meno nazional-popolare rispetto ad Efisio ma pur sempre amatissimo, è lui, Santu Antiogu.

Sant’Antioco “secondo la tradizione, era un medico orientale, che, al tempo dell'Imperatore Adriano, cioè nella prima metà del Il secolo, percorreva la Galazia e la Cappadocia, ai confini orientali dell'Impero.

Egli non solo curava i corpi, ma vaccinava le anime col Battesimo, ed era ben noto per le innumerevoli conversioni di pagani. Quando l'Imperatore emise un Editto di persecuzione, lo zelante medico e missionario fu tra i primi ad essere arrestato. Si voleva far di lui un apostata, ma egli non piegò né alle torture né alle minacce. L'Imperatore allora lo inviò esule in Sardegna, nell'Isola Plumbaria, perché avesse tempo di pentirsi della sua ostinazione e di raffreddarsi nel suo entusiasmo di credente.

Giunse nell'isola condotto da un soldato di nome Ciriaco, che doveva essere suo custode ed aguzzino. Non pare però che fosse condannato ai lavori forzati, se è vero che si stabilì in una grotta presso le coste dell'isola, trasformandola in un piccolo oratorio sotterraneo. Qui passò i suoi giorni di esilio, pregando, meditando, digiunando.

Il suo esempio convertì il soldato Ciriaco, e quando la notizia di quel cristiano irriducibile giunse alle orecchie delle autorità imperiali di Cagliari, venne decisa una punizione esemplare. L'esule Antioco fu così colpito a morte, ma prima di morire egli pronunziò una accorata preghiera al Signore, invocandone la protezione sulla Sardegna e sul suo fiero popolo”.

Ecco perché è patrono della Sardegna. Questa preghiera non è stata mai dimenticata.

Ma detto questo cosa c’è di particolare da ricordare?

Beh, intanto che Santu Antiogu era nero. Sì, il nostro santo patrono è nero. O vogliamo dire “marroncino”? O vogliamo dire come oggi tanto si usa “di colore”?

E perché vogliamo ricordarlo questo particolare apparentemente insignificante? 

E’ di oggi l’intervista su una tv sarda al parroco di Lotzorai, Don Alessandro Loi, che dichiara di ritenere inopportuna l’elezione a ministro di una donna “di colore”. Nello specifico si sta riferendo all’elezione di Cecile Kyenge a capo del Ministero dell’integrazione.

Ora, pensando che si tratta di un ministro italiano qualche indipendentista potrebbe pensare che la cosa non ci riguarda. E invece ci riguarda eccome, visto che a pronunciare quel giudizio è pur sempre un sardo, un prete sardo. 

E allora sorge spontaneo domandarsi cosa c'è di inopportuno per un sardo?

Cosa ci sarebbe di inopportuno per un sardo cristiano? Cosa può esserci di inopportuno per un parroco della Chiesa sarda?

Vogliamo così cogliere l’occasione per ricordare a Don Loi che lui vive e predica in una terra il cui patrono è un nero. Vogliamo ricordagli che patrono deriva dal latino “protector”=protettore: cioè colui che ha in affidamento tutti i fedeli di quell’area geografica specifica, e che dunque il protettore dei sardi laici e dei sardi clerici è appunto un patrono DI COLORE.

Ci chiediamo, caro Don Loi, cosa direbbe Santu Antiogu, uomo e martire di colore, sentendo le sue dichiarazioni. Cosa c’è di inopportuno nell’avere un rappresentante istituzionale di colore, quando colui che la protegge e a cui lei deve un minimo di venerazione è a sua volta di colore? 

Caro Don Loi, come vede la Sardegna, per nostra fortuna, conosce la globalizzazione - intesa per scambio di culture fra popoli - giusto da qualche millennio.

Perciò riteniamo che sia opportuno che i parroci debbano studiare e approfondire la storia della Chiesa, soprattutto quella sarda, che evidentemente ignorano.

Mentre riteniamo che di “inopportuno” ci siano solo le dichiarazioni razziste e anacronistiche del parroco succitato.

* Dal sito web http://www.santiebeati.it

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