Mancata educazione alla sardità come causa di spopolamento e disoccupazione?

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Le questioni della disoccupazione e dello spopolamento giovanile della Sardegna sono sicuramente tra le piaghe più rilevanti e spinose dell’isola. Sempre più giovani anche diplomati e laureati decidono di partire fuori Sardegna per trovare un lavoro adeguato ai loro studi o semplicemente per trovarne uno.

Io in questo articolo voglio analizzare una delle questioni che secondo me stanno alla base di queste due piaghe: la questione dell’istruzione sarda.

Mi sono trovato di questi tempi ad analizzare questa situazione e una delle considerazioni primarie è stata quella che dice che il sardo non è educato alla sardità, alle questioni identitarie e alle risorse che può offrire l’isola in termini di occupazione e di costituzione di piccole e medie imprese sarde. Sono andato allora a rileggermi lo Statuto Sardo, non ricordando in toto gli articoli e convinto che la Regione non avesse il potere di legiferare in materia di istruzione. Ho ritrovato invece al punto A dell’articolo 5 la possibilità di emanazione di norme di integrazione ed attuazione proprio in materia d’istruzione. (http://www.regione.sardegna.it/document ... 114805.pdf)

Ma cosa intendo per educazione alla sardità?

Intendo la possibilità di un sardo di venire a conoscenza anzitutto della propria lingua, la lingua sarda. Una lingua minoritaria che ha tutto il diritto d’essere tutelata e che invece ancor prima dell’Unità d’Italia è stata tagliata in ogni modo: dal mancato insegnamento nelle scuole fino alla violenza fisica contro chi osava parlare in sardo. Intendo la possibilità di venire a conoscenza di quello che la sua gente è stata nel corso degli anni: di ciò che ha vissuto tra battaglie, guerre, vittorie e sconfitte. Intendo la possibilità di conoscere la propria civiltà, quella di cui fa parte e quello che architettonicamente ha saputo fare. Intendo inoltre la possibilità di conoscere il proprio territorio e le risorse che naturalmente può offrire, risorse che possano essere utilizzate per lo sviluppo dell’occupazione.

In parole povere intendo l’introduzione nelle scuole sarde di lingua sarda, storia generale della Sardegna, storia dell’arte sarda, geografia economica e turistica sarda. Perché rifletto su questo fatto? Perché se sin da piccoli siamo educati a non avere una lingua, a non avere una nostra storia, a non aver fatto nulla di artisticamente e architettonicamente importante e a non avere nulla di rilevante in termini di risorse naturali che potrebbero sviluppare occupazione, che interesse dovrebbe spingerci a voler sviluppare una professione in Sardegna? E un giovane diplomato che interesse avrebbe ad intraprendere un corso universitario di studi che riguardi la Sardegna? Che interesse avrebbe a spendere le proprie risorse intellettuali prima che quelle economiche per intraprendere un’attività qualsiasi qui in Sardegna se non viene educato ed informato su quelle che sono le cose presenti nel territorio? Nessuna, se non ha un po’ di interesse personale a conoscere le cose ed un’adatta apertura mentale, se non volessimo chiamarla lungimiranza.

Discorrendo con amici ed avvalendomi del loro aiuto mi sono ritrovato su un sito, quello della Regione, ed ho trovato una legge promulgata dal Presidente della Regione, la Legge Regionale n. 26 del 15 ottobre 1997 (Giunta Regionale Palomba) che all’articolo 17 del Titolo IV recita esattamente così:

“Interventi finanziari per l' attivazione di progetti formativi
1. L' Amministrazione regionale interviene con risorse proprie per sostenere la formazione scolastica degli allievi e l'aggiornamento del personale docente e direttivo nelle scuole di ogni ordine e grado, integrando i corrispondenti interventi dello Stato, a favore delle scuole che, nell' esercizio dell' autonomia didattica di cui all' articolo 4, comma 6, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e dell' articolo 21, commi 9 e 10, della legge 15 marzo 1997, n.59, svolgano attività volte a perseguire le finalità previste dall' articolo 1 della presente legge.
2. In modo specifico vengono finanziate le iniziative che abbiano lo scopo di favorire la maturazione culturale, l' esercizio del diritto allo studio, l' integrazione degli alunni nella comunità scolastica, di arricchire il livello delle competenze linguistiche e della formazione culturale dei cittadini, nel quadro degli indirizzi generali fissati ai sensi dell' articolo 18 ed in relazione ad obiettivi connessi alle esigenze locali e negli ambiti di flessibilità curriculare, attraverso progetti formativi finalizzati alla conoscenza della cultura e della lingua della Sardegna nelle seguenti aree disciplinari:
a) lingua e letteratura sarde;
b) storia della Sardegna;
c) storia dell' arte della Sardegna;
d) tradizioni popolari della Sardegna;
e) geografia ed ecologia della Sardegna;
f) diritto, con specifico riferimento alle norme consuetudinarie locali e all' ordinamento della Regione autonoma della Sardegna.”

(http://www.regione.sardegna.it/j/v/86?v ... le=1997026)

E’ bene o male parte della riforma dell’istruzione sarda che auspicherei io. Quella che farei tanto per cominciare.
Mi chiedo allora: che fine ha fatto questa legge (soprattutto questo articolo) in termini di esecuzione? E’ mai stato fatto un percorso del genere? Che risultati ha portato in termini di preparazione e di educazione alla sardità?

Da persona che crede nell'autodeterminazione dei sardi, ribadisco l’importanza che avrebbe un’educazione alla sardità che privilegi lingua, storia, storia dell’arte e geografia economica e turistica al fine di rivalutare la propria terra in termini materiali di sviluppo occupazionale ed economico prima che in termini sentimentali.

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