I cardi per la chimica?

Uno studio del dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari mette in serio dubbio le previsioni di Matrìca (joint venture fra Eni e Novamont )sulla resa colturale del cardo, pianta alla base dell’intero progetto della chimica verde nell’ex petrolchimico di Porto Torres. Da diversi anni il dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e la sua sezione di Agronomia, Coltivazioni erbacee e Genetica, conducono ricerche sulla coltivazione di piante per la produzione di biomasse e semi oleaginosi.

In un articolo uscito di recente su una rivista specializzata internazionale, Industrial crops and product (ed. Elsevier, marzo 2013), il ricercatore Luigi Ledda (con Paola Deligios, Roberta Farci e Leonardo Sulas) ,ha pubblicato i risultati di uno studio sperimentale condotto in collaborazione con il CNR, su alcune piante delle compositae, fra cui il cardo gentile, la specie che gli industriali della chimica verde di Porto Torres immaginano come la fonte di alimentazione dei futuri impianti, per la produzione di seme e di biomassa, con estensioni che dovrebbero raggiungere ottanta mila ettari.

Piantagioni che, è chiaro, ci saranno solo se gli agricoltori troveranno conveniente la coltivazione del cardo. E su questo, nessun dubbio sembra nutrire Matrìca, che in un incontro pubblico tenuto a Porto Torres lo scorso Gennaio, ha presentato una proiezione in cui si stimava una resa media di 17 tonnellate per ettaro di biomasse, sufficiente per superare con un certo margine i ricavi ottenibili dal frumento, cereale quest’ultimo che, si noti bene, attualmente non conviene seminare in terreni marginali, perché non si raggiunge il pareggio fra costi e guadagni. Ma lo studio del dipartimento di Agraria, condotto in piena Nurra, ad Ottava, su una superficie di in osservazione da tre anni, smentisce le previsioni degli agronomi di Matrìca: la resa media ottenuta per il cardo gentile è di circa 10 tonnellate ad ettaro, contro le 17 stimate da Matrìca.

Benché lo studio dei ricercatori di Sassari non prendesse in considerazione la produzione di olio da seme di cardo, fattore di cui si deve tenere conto per le stime di convenienza economica della coltivazione, è evidente che se la biomassa ottenuta è inferiore, anche la quantità dei capolini, se misurata, sarebbe risultata minore rispetto alle previsioni di Matrìca. Il risultato è che stando allo studio del dipartimento di agraria, la coltivazione del cardo non è per niente redditizia e gli agricoltori potrebbero ritrovarsi alla fine del ciclo di raccolti senza aver coperto le spese di impianto e di mantenimento affrontate. Il dipartimento, come conferma il direttore della sezione di Agronomia, Pier Paolo Roggero, ha tutto l’interesse che si portino avanti le sperimentazioni necessarie a verificare ogni possibilità di impiego del cardo e di altre piante per la produzione di olii e biomasse, verifiche che per il progetto della chimica verde devono essere fatte nelle diverse aree del vasto territorio dal quale Matrìca intende approvvigionarsi.

Ora la Regione dovrebbe finanziare un progetto di più ampio respiro, su proposta del Dipartimento di Agraria, per analizzare le numerose criticità emerse sulla coltivazione del cardo per la chimica verde. I ricercatori sperano di partire ad Ottobre, ma soprattutto sperano che i loro studi siano finalmente integrati con quelli di Eni- Novamont. Ciò che all’osservatore esterno appare del tutto incomprensibile è come possa nascere un intero progetto di investimento che impiega parecchie centinaia di milioni di euro contando sugli umori del cardo, che sarà pure “gentile” ma non può certo prendersi l’impegno di crescere oltre le sua naturali possibilità.

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