Piccole rivoluzioni crescono: sardi che si muovono, sardi che fanno da sé

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Nei giorni scorsi l'amico Fabrizio Steri, che con passione e competenza porta avanti la battaglia del Comitato per la Continuità Territoriale, mi parlava di importanti e coraggiose iniziative di imprenditori del nordest della Sardegna – galluresi ma non solo –che si stanno organizzando per affittare delle navi e salvare una stagione turistica già abbondantemente compromessa.

Mentre la politica sarda resta inerte e lascia che la prossima sia un'ennesima stagione nera per il turismo sardo, dei sardi di buona volontà si rimboccano le maniche. Si organizzano non perché siano nati per fare gli armatori ma perché fare da sé oggi è l'unico modo per difendere i propri interessi e quelli dell'economia sarda.

Ad alcuni sembrerà poco, ma è una vera rivoluzione. È una rivoluzione nel modo di pensare a se stessi. Significa semplicemente che i sardi stanno smettendo di aspettare aiuti falsi e interessati. I sardi si stanno stancando di aspettare salvatori che non sono mai arrivati e mai arriveranno.

Come è successo anche per il Fiocco Verde i cittadini sardi, le persone comuni che amano la propria terra e credono in essa, si stanno mobilitando. Non si rassegnano né a soccombere davanti alle superiori esigenze dello Stato italiano, che non si mette i guanti quando si tratta di chiedere sacrifici ai sardi, né davanti all'inerzia di un governo sardo fra i peggiori di sempre, tutto chiacchiere e incompetenza.

I sardi non si rassegnano di fronte a una Sardegna che affonda. O che va a fuoco.

È notizia di oggi che, sempre nel nordest della nostra terra, i Comuni– e non solo – siano pronti ad organizzarsi da sé, trovando le risorse necessarie, per garantire la presenza di una nostra flotta di Canadair. Perché è intollerabile che ogni anno, davanti alla piaga degli incendi che devasta la nostra terra e la nostra anima, il nostro paesaggio interiore ed esteriore, si debbano aspettare aerei dall'Italia. Che non arrivano. O arrivano sempre troppo tardi. O non bastano.

E nel mentre i sindaci dei comuni del Campidano levano forte la voce contro lo scandalo della 131, la nostra via di comunicazione principale, da anni in condizioni scandalose come buona parte della nostra rete stradale. Uno scandalo che indigna al solo pensiero di quanto sia importante quella strada per unire la Sardegna. Uno scandalo che grida vendetta al solo pensiero di quanti sardi perdano la vita ogni giorno sulle nostre strade. Anche qui finalmente qualcosa di muove. La competenza sulla rete stradale “statale” deve passare dall'ANAS, l'ennesimo ente-carrozzone dello Stato italiano, alla Sardegna. È un'esigenza che non si può più rimandare.

La verità, insomma, è sotto i nostri occhi. La verità è che Trenitalia, Tirren-Italia, Alitalia, Anas e compagnia (italica) cantante non hanno alcun interesse per la Sardegna e i sardi. E i politici sardi che ancora ci chiedono di affidarci ad essi o, come si dice a Cagliari, sono “turrati” o sono complici.

La verità è che o saremo noi a prenderci cura di noi stessi - del nostro sistema dei trasporti, così come del nostro territorio e dei nostri soldi - o non lo farà nessun altro. Per fortuna molti sardi l'hanno capito e stanno iniziando a darsi da fare. Meritano una politica che sia all'altezza delle loro aspettative e dei loro sforzi. Una politica che li aiuti a organizzarsi, coordinarsi, crescere. Meritano una politica che crede nei sardi che credono nella Sardegna.

Perché la verità è che, per quanto retorico o difficile possa apparirci, la salvezza della Sardegna sono sempre e ancora una volta i sardi. I sardi onesti. I sardi che sognano, i sardi che si impegnano, i sardi che fanno. I sardi che credono davvero nell'autodeterminazione di questo popolo.

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