Il momento di tornare alla terra

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L'altro giorno un caro amico mi ha fatto una confessione che mi ha riempito di gioia. Dopo vari tentativi, anche fuori dalla Sardegna, di trovare una sistemazione lavorativa che non arriva, mi ha detto: "Fabrizio ho deciso. Ho duemila metri di terreno, inizio a coltivarlo. Si, mi dedico all'agricoltura. Se poi riesco a farmi almeno lo stipendio potrò pensare di acquisire altri terreni".

Potrà sembrarvi strano ma mi sono commosso. Forse qualcosa sta cambiando. Forse nel nostro territorio martoriato almeno le persone illuminate stanno inziando a capire che un altro futuro è possibile, che può esserci un'altra strada oltre la disoccupazione e l'emigrazione. Che magari le risorse che andiamo a cercare altrove le abbiamo sotto i nostri piedi, solo che non le vediamo. Gli ho detto: "sii consapevole che non sarà facile, ma io ne sono sicuro: la terra da vivere te lo darà. Perchè lo fa da millenni con chi se ne prende cura. Crisi o non crisi l'uomo potrà riununciare a tutto, ma non ad alimentarsi".

In Sardegna importiamo assurdamente l'80% di ciò che consumiamo, mentre decine di migliaia di ettari di terreno giacciono abbandonati. Basterà che il mio amico oggi, e altri amici domani, sappiano ritagliarsi una piccolissima fetta di quell'80% che stupidamente ancora importiamo, perchè possa garantirsi un futuro stabile e sereno. Io lo credo che non tutti i mali vengono per nuocere. E per quanto toccare il fondo non sia una piacevole esperienza, occorre capire che in quel fondo ci sono sempre messaggi utili e dirompenti.

Basta volerli cogliere. Come la terra ruota intorno a se stessa, anche la storia dell'uomo ruota attorno a se stessa, e siamo tornati dove ci eravamo lasciati. E' il momento di tornare alla terra. Da vivi.

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