One billion rising, la rivoluzione arriva ballando

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Giovedì 14 febbraio la rivoluzione si fa ballando. Questo lo scopo di “One billion rising”, letteralmente “Un miliardo che sorgono/che si levano”.


Eve Ensler, autrice del leggendario testo “I monologhi della vagina” attivista e fondatrice del V-Day, è l’ideatrice di questa campagna globale “One billion rising”, che parte da una sconvolgente statistica: una donna su 3, una volta nel corso della sua vita viene violentata o picchiata. Con una popolazione mondiale di circa 7 miliardi di persone, questo vuol dire più di un miliardo di donne e ragazze. Nasce così l’idea di un evento globale che si svolgerà contemporaneamente in migliaia di città del mondo. Una rivoluzione, quella invocata dal movimento V-Day, che quest'anno compie 15 anni e che da sempre si è battuto per la fine delle violenze sulle donne e sulle bambine, e che si svolgerà a ritmo di musica sotto forma di flashmob autogestiti.

Un invito a ballare, una chiamata a tutte le donne, ma anche agli uomini affinché rifiutino di avallare lo status quo e la cultura dello stupro e per far si che gli stupri finiscano. Un atto di solidarietà, che vuole dimostrare alle donne la vicinanza nella lotta e il loro potere in numeri. Il rifiuto di accettare la violenza contro le donne, le ragazze e le bambine come un dato di fatto. Insomma un nuovo tempo e un nuovo modo di essere che si afferma ballando. Dove le donne saranno le sole e vere protagoniste. Un miliardo di “ballerine” che dirà NO alla violenza e allo stupro e che comunicherà che il milione di donne che è stato picchiato o violentato (fonte: 2003 UNIFEM report entitled "Not A Minute More: Ending Violence Against Women," or 2008, the UNITE To End Violence Against Women Campaign, initiated by UN Secretary-General's Office) non debba più temere nulla. Ma soprattutto per permettere alle donne di oggi e di domani di essere libere e di non subire più violenze di alcun genere. 

E la Sardegna si leverà e ballerà a Cagliari e Sassari, passando per Nuoro ed Oristano e in tanti altri centri come Carbonia e Lanusei. “One billion rising” stravolgerà il silenzio delle nostre piazze. Il video di “One billion rising” impazza sul web da settimane, con i passi, le coreografie da realizzare, tutte si preparano alla grande “levata”. Uno spirito straordinario che nasce da una nuova consapevolezza e una rinnovata fiducia nel futuro e nel cambiamento sociale.

E le donne sarde? Quante sono le vittime di violenza? Come si muovono i centri d’assistenza? Luciana Cuncu Piano*, operatrice del settore, fondatrice e presidente dell’”Associazione LIBERA per la Solidarietà Femminile Contro la Violenza” operante a Cagliari dal 2008, ha raccolto dalla fondazione di Libera ad oggi un centinaio di testimonianze di donne, delle quali circa una decina sono straniere.

Tutte vivono in una situazione davvero disperata: dalla donna che non può affacciarsi al balcone per stendere i panni, a quella che non può truccarsi, o mettersi del profumo o andare a trovare i genitori da sola. Naturalmente la violenza fisica è comune a quasi tutte le testimonianze.

Ma esiste anche la violenza economica che esclude la donna dalla libertà della gestione quotidiana della famiglia, obbligandola così ad essere dipendente per ogni minima cosa; nel caso - comunque più raro - di una donna con un suo stipendio, questo viene addirittura requisito dal partner o marito che sia.

Il maltrattatore, ci dice Luciana Cuncu Piano, è nel 50% dei casi il marito, segue poi il convivente, molti "fidanzati" e l'ex-marito. La maggior parte delle donne hanno figli, di cui molti minori. La durata del maltrattamento va dai 10 ai 20 anni, e in alcuni casi si arriva a più di 30, e se non c'è la rottura della storia di violenza, spesso le donne subiscono gli abusi fino alla loro morte o alla morte del proprio partner.

I motivi più frequenti della violenza maschile, dichiarata dagli uomini stessi, sono: l’ossessività e la gelosia, le aspettative riguardanti il lavoro domestico, la punizione per quello che loro ritengono un “comportamento sbagliato”, ma anche un modo per riconfermare la propria autorità.
Molte donne che si sono rivolte all’Associazione Libera hanno cominciato e compiuto un percorso di uscita dalla violenza, alcune sono state rifugiate in Sardegna e altre fuori dalla Sardegna.

L’obiettivo del centro Libera così come gli altri centri esistenti in Sardegna (che riteniamo siano pochi) è quello di operare per aiutare le donne ad uscire dalla violenza per poi reinserirle appieno nella società. In secondo luogo si porta avanti il difficile discorso sull'autodeterminazione (prendere decisioni da se), e sul concetto del rispetto dei diritti umani fondamentali.

Tutto ciò avviene fornendo consulti telefonici confidenziali, supporti individuali e di gruppo.

Deve essere assicurata l'assistenza psicologica, l’assistenza legale, le case rifugio segrete per le donne e i loro figli, e tutte le forme di sostegno che permettono di concretizzare l'uscita dalla violenza e la reintegrazione sociale della vittima e dei figli.

E tutto ciò non è certo semplice né per l’oggettiva difficoltà che questo genere di problematiche comporta negli individui, sia per i tagli costanti che si hanno nel settore del sociale.

Ecco perché il grande evento del 14 febbraio del “Miliardo che si levano” contro la violenza su donne e bambine diventa fondamentale. Per capire, per essere autoconsapevoli, per ottenere finalmente quella parità di diritti che le donne stanno perseguendo in un faticoso cammino già da alcuni secoli, e che certo si raggiungerà anche grazie alla volontà di tante donne e tanti uomini che ballando, sorgendo, partecipando cambieranno il futuro delle donne di domani.

Link relativo: http://onebillionrising.org/

Ornella Demuru
Associazione “Fed’S – Fèminas de Sardigna”

*Ringraziamo Luciana Cuncu Piano per la disponibilità e la testimonianza della sua esperienza. Associazione LIBERA per la Solidarietà Femminile Contro la Violenza, via Farina, 38 - Cagliari

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