Il treno dei desideri all'incontrario va? Siamo ancora in tempo a cambiare binario.

Franciscu Sedda's picture

Qualche giorno fa Trenitalia ha presentato il nuovo treno che percorrerà la tratta Roma-Milano in 2h e 20' ad una media di 250 km/h. Lo ha fatto in pompa magna, mostrando il muso del treno circondato da un ben (poco) augurante fumo che lo circondava in ogni dove. Il prodigio dunque coprirà la tratta principe dell'italico stivale in poco più di 2 ore. Ma ovviamente lo farà fra due anni, quando in Giappone probabilmente avranno inventato il teletrasporto. Il solito teatrino italiano, in cui si fa festa per gli annunci dei risultati e non per i risultati. Quante volte si son viste inaugurare opere che poi non sarebbero mai state aperte?
 
Mentre Trenitalia annunciava tutto ciò la CGIL sarda ha denunciato che Trenitalia, in Sardegna, sta volontariamente uccidendo quel poco che rimane del sistema ferroviario, tagliando il 30% delle corse con le scuse più varie e offensive: dalla necessità di manutenzione dei treni (e ti credo, risalgono ancora all'epoca sabauda!) alla mancanza di personale (e grazie, o hanno licenziato o hanno trasformato tutto in lavoro precario!).
Insomma, stando alla CGIL (che non è una nuova sigla nel variegato mondo indipendentista), ci sarebbe in atto un piano ben preciso di disimpegno da Trenitalia nei confronti delle già martoriate ferrovie sarde.
 
Insomma l'ennesimo colpo al nostro sistema dei trasporti. L'ennesimo lavoro che si perde e che non si crea. L'ennesimo colpo alla nostra economia. Perché i trasporti – in un mondo di flussi e reti come quello in cui viviamo - sono economia, generano economia.
 
Ma non basta. Perché distruggere o rendere sempre più difficili le comunicazioni fra le diverse regioni della nostra terra significa assestare l'ennesimo colpo al nostro sentirci sardi. Come identificarsi con una terra dove nulla funziona normalmente? Come sentirsi capaci di entrare davvero in Europa se non riusciamo neanche a muoverci a casa nostra? E soprattutto come sentirsi uniti, come sentirsi popolo, come sentirsi nazione, quando – come ricordava tempo fa un amico - per uno di Cagliari e uno di Sassari è più veloce e facile incontrasi a Roma o a Londra piuttosto che in Sardegna?
 
In questa Sardegna italiana il treno dei desideri all'incontrario va. E non ci sarebbe da meravigliarsi se il treno che va da Cagliari a Sassari in 4h, a una media di 55 km/h, rallentasse ancora di più nell'indifferenza o nella rassegnazione generale.
Eppure qualcosa si muove. In avanti.
 
Ne parliamo meglio dopo la Pasqua. Chissà che l'uovo non riservi ai sardi qualche sorpresa.

Bona Pasca Manna!

Annanghe commentu

Go to top