L'ultima moda: l'Italia vuole impedirci di creare occupazione, perché non abbiamo i soldi...che l'Italia ci deve!

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Se non ci fosse da piangere verrebbe da ridere.
 
E' notizia di ieri che lo Stato ha impugnato due provvedimenti della Regione perché sostiene che non abbiamo i soldi per coprire le spese degli investimenti relativi. Uno Stato che ci fa da commercialista? O uno Stato che ci vuole impedire di creare occupazione?
 
Si tratta, come riportato anche dagli organi di stampa, dei soldi previsti per interventi per il Parco Geominerario della Sardegna e per l'assunzione nei cantieri comunali e in quelli verdi. Insomma, soldi che in un modo o nell'altro sarebbero andati ad offrire qualche occasione di reddito per qualche giovane disoccupato sul punto di emigrare, per qualche padre o madre di famiglia sul limite della disperazione, per qualche piccola impresa con l'acqua alla gola.
 
Ora la cosa assurda è che la poderosa cifra che la Regione avrebbe messo a correre – e per cui mancherebbe la copertura – è, udite! udite!, nientemeno che 3 milioni di euro!

Lo Stato italiano, quello Stato che ci deve almeno 10 miliardi (miliardi!) di euro, impugna una spesa della Regione a favore dei sardi di 3 milioni (milioni!) di euro. Patetico, cinico e volgare.
 
Purtroppo però le colpe, ancora una volta, non sono soltanto dello Stato italiano. Chi ci governa (o fa finta di governare la Sardegna) ha ancora una volta la sua quota di colpa. E di ridicolo.
Come si capisce da quanto riportato dalla stampa, e come mi ricorda giustamente Giuliu Cherchi, “si è andati all'emanazione della legge che impegna capitali [i 3 milioni di euro] senza aver prima approvato i bilanci. Siamo all'abc della corretta procedura amministrativa”.
 
Insomma, ce n'è abbastanza per piangere di disperazione. Ma ce n'è ancor di più per prendere in mano la speranza e dire che non vogliamo far più dipendere la nostra vita e la nostra morte da uno Stato buffone e fuori legge. Ma tanto meno vogliamo affidare il governo della nostra terra a una politica così incompetente e incapace.

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