L'INDRO - Primi passi per il Partito dei Sardi, intervista a Franciscu Sedda

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Intervista di Marco Piccinelli su L'INDRO del 22 Ottobre 2013. Leggi qui il link originale.

Le elezioni in Sardegna sono imminenti: di qui a qualche mese i sardi sceglieranno il loro nuovo presidente della Regione dopo gli anni toccati ad Ugo Cappellacci. Come si presenta il fronte indipendentista/sovranista a queste elezioni? 'L'Indro' si è già occupato di alcuni partiti che occupano quello spazio politico della Sardegna andando a conoscere le ragioni del segretario del Psd'Az (Partito Sardo d'Azione) Giovani Colli, di Franco Contu di ProGreS - Progetu Republica e dello stesso Franciscu Sedda, raggiunto nuovamente in veste di rappresentante e co-fondatore del Partito dei Sardi insieme a Paolo Maninchedda, consigliere regionale ex Psd'Az.

La nuova organizzazione politica del duo Maninchedda/Sedda ha come slogan un chiaro "Facciamo lo Stato" e  ha «celebrato», come si legge in una nota diramata ieri,  «il primo direttivo nazionale» nella giornata di Domenica. Macomer, dunque, il luogo prescelto per lo svolgimento del primo direttivo nazionale del partito, trampolino di lancio per la nuova organizzazione dell'area indipendentista/sovranista. Di seguito, dunque, l'intervista a Franciscu Sedda del Partito dei Sardi.

Nel giugno l'avevamo lasciata come presidente del comitato Frocu Birde, ora la ritroviamo, assieme al consigliere regionale (ex PSd'Az) Paolo Maninchedda, a costituire il Partito dei Sardi e, nella giornata di domenica, nella prima riunione del direttivo dell'organizzazione politica. Cos'è cambiato da giugno?

In primo luogo la giunta Cappellacci ha insabbiato la legge del Fiocco Verde per l'Agenzia Sarda delle Entrate. Non solo non l'ha mai portata alla discussione in aula ma nemmeno l'ha mai nominata esplicitamente. Il governo Cappellacci ha di fatto zittito e umiliato la voce di migliaia di sardi e di centinaia di amministratori di ogni parte e colore che si erano espressi in modo, forte, maturo, democratico. Nel mentre l'attuale governo di centrodestra ha cavalcato i temi più facilmente manipolabili, su cui poteva far finta di agire sapendo di non poter fare nulla, attivandosi a tempo ormai scaduto dopo quattro anni di latitanza, scrivendo leggi che sapeva sarebbero state impugnate o rigettate: il tutto solo per fare la parte della vittima nei confronti dello Stato e provare a riguadagnare un po' di credibilità e consenso. Davanti a questo trattamento degli interessi della Sardegna e dell'intelligenza dei sardi si impone un impegno per cambiare classe dirigente e offrire alla Sardegna un governo diverso, capace di dare realtà al desiderio di sovranità e dignità dei sardi, ai tanti progetti e programmi di valore in campo fiscale, economico, sociale e culturale che la Sardegna sta comunque producendo, nonostante la giunta Cappellacci.

In secondo luogo è venuto a maturazione un dialogo durato almeno un paio d'anni. Un dialogo fra sardi indipendentisti, o attenti al tema della sovranità, per cercare di rispondere all'esigenza di unità e credibilità che è indubbiamente percepita come centrale. Mentre alcuni interlocutori rifiutavano il dialogo o lo abbandonavano per seguire strade solitarie o distanti da qualunque realistica ipotesi di governo, altri invece hanno continuato con sardissima pazienza e testardaggine. L'incontro fra me e Paolo Maninchedda, fra le reciproche storie ed esperienze, è solo la punta dell'iceberg, come dimostrano gli oltre duecento attivisti presenti al primo direttivo nazionale di domenica scorsa, in rappresentanza delle centinaia di sostenitori del Partito non presenti alla riunione. I nostri nomi sono solo la sintesi di un gesto collettivo di creatività e coraggio, un gesto di unità fra sardi diversi ma tutti in cammino per l'autodeterminazione. Alcuni in cammino da anni altri da pochi giorni, alcuni giovani e altri anziani, molti nuovi alla politica, cittadini che hanno preso coscienza che il loro contributo è determinante per cambiare la Sardegna, e moltissimi altri amministratori pronti a mettersi in gioco per rafforzare il loro impegno per le rispettive comunità. Insomma, tanti sardi in cammino, tutti determinati e appassionati, pronti ad assumersi l'impegno a costruire uno Stato sardo giusto e libero. Sardi normali e unici al contempo.

Tra pochi mesi ci saranno le elezioni regionali in Sardegna quali sono i progetti del Partito dei Sardi?

C'è da alcuni mesi un'interlocuzione con il centrosinistra sardo che si è concretizzata finora in un unico tavolo di confronto, nato sotto i migliori auspici: vale dire l'esplicito riconoscimento del ruolo innovativo che un indipendentismo moderno come quello che il Partito dei Sardi rappresenta; la volontà ribadita ufficialmente di cogliere l'occasione storica di un incontro fra l'area democratico-progressista e il mondo indipendentista volta ad offrire alla Sardegna un governo nuovo, forte, autorevole; la necessità di confrontarsi su un programma di riforme e interventi economici, sociali e culturali di alto livello, mossi dall'esigenza di cambiamento e sovranità diffusa in Sardegna. Tuttavia dopo il primo tavolo, a cui è seguito da parte nostra l'invio di una bozza programmatica rivolta a rilanciare la possibile alleanza, il confronto ufficiale si è interrotto. A breve ci dovrebbe essere un nuovo incontro in cui ribadiremo il nostro interesse ma tenendo fede al confronto sui punti programmatici e all'esigenza di un percorso trasparente sia dal punto di vista politico che etico. L'unico secondo noi vincente.

Il Partito dei Sardi afferma, sia attraverso il blog sardegnaeliberta.it, sia nel comunicato stampa rilasciato dopo la giornata di ieri, «l'interlocuzione con i Rossomori» di Gesuino Muledda e l'apertura di un dialogo con «quelle forze, indipendentiste e non, che vedono nella sovranità dei Sardi un elemento centrale nella definizione  di visioni e programmi per la Sardegna e vogliono farsene carico attraverso l'azione di governo e non brandirla come semplice elemento strumentale o di testimonianza». Le parole sembrano essere chiare e nette, ma, a questo punto, il Partito dei Sardi chi potrà proporre come presidente della Regione, andando oltre la lista dei "dieci" comparsa sul blog di Maninchedda?

Intanto è importante continuare a costruire ponti fra quelle forze che vogliono farsi carico in modo serio e maturo dell'esigenza di portare i temi dell'indipendenza e della sovranità al governo della Sardegna, senza tentennamenti ma anche senza isterie, senza abdicare alla propria identità ma anche senza chiudersi nel ghetto del purismo fine a se stesso. Il dialogo per noi è aperto e non può che essere aperto con chi ha il coraggio del rispetto, del confronto, della faticosa ricerca dell'unità. Ci tengo a ricordare quanto dicevo sopra: il Partito dei Sardi nasce da una ricerca di unità e di fatto è ad oggi il maggior esempio di unità praticata fra anime e storie diverse dentro il variegato mondo indipendentista. Anche per questo sta suscitando tanta attenzione e speranza. Per il resto mi sembra necessario ribadire che non si può costringere nessuno all'unità, certamente non lo posso io né Paolo Maninchedda. Se qualcuno non si vuole unire è giusto che non si unisca. Ciò che invece non è giusto e non fa bene all'indipendentismo è che qualcuno “brandisca” sui media il tema dell'unità come una clava contro altri indipendentisti mentre di fatto non la pratica e non la vuole. L'unità vera si fa silenziosamente. Nessuno si unisce con chi ti urla “uniamoci!” subito dopo averti sputato in faccia. Sul presidente, se ci sarà necessità di esprimerne uno, si vedrà.  Intanto la lista di Paolo Maninchedda ha dimostrato non solo la generosità di Paolo ma anche quante risorse ci sono per poter costruire forti squadre di governo per la Sardegna.

Nella scorsa intervista lei aveva detto che il comitato del Frocu Birde si doveva porre in maniera trasversale e che «una volta tanto si era usciti dalla retorica dell'unità dei sardi». Ora che ha formato un'organizzazione politica a tutti gli effetti che si richiama alla collettività del popolo Sardo, non pensa di essere caduto nell'assioma errato, ormai in voga nella sinistra radicale italiana, del "scindere per unire"? Nel senso: è veramente utile una nuova formazione sarda di fronte al particolarismo che questo mondo ha dimostrato nel corso degli anni, nonostante gli appelli all'unità del fronte indipendentista?

Ho sempre detto, fin da tempi non sospetti, che reputo il pluralismo dell'offerta politica indipendentista un bene e un segno di crescita. Più offerta indipendentista c'è, più cresce la possibilità di intercettare il consenso variegato dei tanti sardi che sempre più spesso si definiscono indipendentisti. A ognuno il suo indipendentismo! Il punto è che la qualità di una nuova offerta si valuta dalla sua necessità e credibilità. Io credo che il Partito dei Sardi abbia colmato il grande vuoto di un partito indipendentista moderno ed europeo, senza grilli per la testa, deciso a fare lo Stato sardo fin da oggi, concretamente. Il fatto che stiano aderendo centinaia di sardi, fra cui tantissimi amministratori, lavoratori, imprenditori, che fino a ieri avevano paura di affidare il proprio impegno e il proprio voto all'indipendentismo pur avendo maturato una simpatia o un sentimento d'indipendenza, la dice lunga. Tanti sardi stavano aspettando un partito indipendentista credibile, capace di fare l'indipendenza. E noi, insieme a tutti questi sardi, l'indipendenza faremo. Il Partito dei Sardi è nato per loro, è nato per questo.

Nel comunicato stampa diramato dal Maninchedda e da lei si legge «il partito dei sardi resta disponibile alla costruzione dei ponti purche essi siano costruiti bene». Si può, quindi, tracciare una linea sovranista/indipendentista che sia comune anche a partiti nazionali o italiani?

Io credo che dato un programma comune quello che si fa in un'alleanza non è diventare simili. Ognuno fa il suo. Il compito degli indipendentisti è fare gli indipendentisti, non scordarsi di esserlo, dimostrare che se a dare il ritmo sono gli indipendentisti i programmi e i progetti vanno avanti, la Sardegna cambia, i sardi vivono meglio, la prosperità e la libertà aumentano. Questo devono fare gli indipendentisti in caso di alleanza con partiti non indipendentisti. Niente di nuovo. In Catalogna succede da anni. E succede che a forza di far bene la propria parte gli elettori hanno abbandonato i partiti unionisti passando all'indipendentismo moderno, democratico ed europeista. Succederà anche in Sardegna.

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