La Catalogna salverà l'Europa

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Mai come oggi questo slogan ci appare più chiaro e veritiero.

Il lungo processo per l'indipendenza della Catalogna, per compiersi, deve attraversare il buio che ne impedisce la realizzazione e, nel farlo, lo illumina, svelando al mondo cosa si annida nell'oscurità.

E scopriamo che la bestia nascosta ha tentacoli ovunque.

La Spagna è riuscita a ottenere il silenzio. E, in qualche caso, una tragica e imbarazzante indifferenza tra i leader europei, su una vicenda che ha tutti i presupposti per essere al primo posto nel dibattio europeo.

Ma non solo sul tema dei diritti internazionali, con i quali si fanno le palline per la cerbottana, fingendo interpretazioni sballate sulla difesa dei confini, ma anche sulla negazione della democrazia, nei suoi valori più semplici.

Dal diritto al voto (a prescindere da cosa si voti), al diritto di manifestare, di perseguire le proprie idee, di discutere qualsiasi ragionamento nelle sedi istituzionali più alte, di informazione, di privacy e, soprattutto, della repressione vendicativa e della detenzione dei rappresentati politici democraticamente eletti.

Che i crimini contro la democrazia vengano messi in atto con l'uso della violenza, è ormai quasi ininfluente, superfluo, o solo una aggravante. È uno strumento, nulla di più.

Se i catalani avessero ceduto a questa pesante repressione, alzando un solo pelo, nulla avrebbe fermato la guerra armata. Se ciò non è successo, è solo grazie a un popolo straordinario.

Ciò che è ben più grave di quella violenza fisica è invece la superficialità con la quale sta passando la fine dello stato di diritto democratico all'interno di uno stato membro della UE.

Oggi El Pais pubblica una strana intervista con il Presidente Juncker, il quale banalizzando la vicenda catalana come una grande e fastidiosa preoccupazione, ammonisce il Presidente Puigdemont sulla esagerata fiducia riposta in una Europa che invece non lo avrebbe mai e poi mai sostenuto e, lo afferma in modo beffardo, alludendo in modo esplicito alla grande influenza che il Presidente Rajoy avrebbe tra i leader europei.

Non credo che questo genere di dinamiche sia politicamente sventolabile, e soprattutto, in un contesto comunitatio, chi sia o non sia "più influente" non dovrebbe essere materia di discussione, quando si discute delle sue basi fondanti.

Dovremmo casomai preoccuparci proprio dell'influenza di Rajoy e del PP spagnolo e di quanto questo sia diventato un problema per l'Europa e per tutti gli europei.

Durante la presidenza dell'Eurogroup (quell'ente-non-ente così potente da imporre la disciplina fiscale agli stati in sofferenza) Junker bloccò ogni tentativo di sanzione per la Spagna e il suo gigantesco debito pubblico. Ma non usò la stessa cortesia con la Grecia, ad esempio! E ancora, Il sostegno del PP di Rajoy è stato determinante per l'elezione di Juncker alla presidenza europea. Per concludere, il ministro delle finanze spagnolo De Guindos non è stato piazzato alla presidenza dell'etereo Eurogroup. Ma ora lo si propaganda come il primo ministro delle finanze europeo, in grado di superare qualsiasi potere dell'Eurogroup (vedi qui).

Gli ideali europei si sono persi per strada, e la consistenza di quello che è diventata oggi la UE non assomiglia in nessun modo a quella comunità che aveva voluto essere e diventare, con la maturazione dei rapporti.

La Ue, rappresentata da personaggi come Junker e Tajani, che ogni giorno allargano sempre di più il loro potere, veniva premiata con la onorificenza regale Princess of Asturias Concord Award dalle mani del Principe Filippo VI con tanto di discorsi e di "VIVALASPAGNA."

A questo punto c'è da chiedersi, pure con un certo terrore, dove vogliono portarci a sbattere, questi signori. E c'è da chiedersi pure, da dove derivi tutta questa influenza di Rajoy, l'uomo del partito più corrotto d'Europa. C'è da chiedersi che percorsi facciano i tentacoli della bestia.

Ieri si è verificata l'ultima morte improvvisa tra gli uomini e donne dello stato spagnolo. Il Procuratore Generale che ha imprigionato i Jordi, che ha imprigionato 2/3 del Governo Catalano, che ha spiccato l'ordine di cattura dell'altro terzo e che ha inquisito il Parlamento catalano. È morto improvvisamente, come gli altri 10. Lui, a causa di un'infezione mortale, gli altri, in modo curioso: suicidi, incidenti, cadute, etc. Le indagini della corruzione del PP sono lente e difficoltose. In questo momento sono passate in secondo piano, rispetto al crimine dei crimini del referendum catalano. Un'associazione criminale, non molto diversa dalla mafia, ma che non desta preoccupazioni al Presidente Juncker. L'influenza e l'amicizia che sventola Juncker non diminuisce.

Oggi, però, c'è una novità. Dai primi di Novembre, una parte del Governo catalano si trova in esilio, e grazie alla richiesta di estradizione del giudice Lamela, la procura belga è costretta ad analizzare le famose procedure sui crimini inventati a carico delle massime istitizuoni catalane. Oggi la Spagna è seduta al banco degli imputati, senza averlo previsto. Questo spiraglio potrebbe aprire definitivamente la tana della bestia.

Non di indipendenza si sta parlando. Quella è naturale, conseguente, ovvia ma, di salvare l'Europa, attraverso la prima, vera, grande e benefica crisi, mai vissuta dal momento della sua fondazione.

Le due commissioni che dovevano certificare il risultato del referendum catalano del 1-O, si sono espresse in modo differente. Se la seconda ne aveva certificato la validità ai fini giuridici, la prima, la piu importante, aveva sottolineato l'alto valore politico e lo sforzo, ma non aveva trovato tutti i parametri sufficienti per essere considerata valida. Al contrario, aveva attribuito alla violenza della polizia e alla manomissione dei siti per il voto la causa della sua invalidazione. Se quindi il voto non poteva avere valore giuridico, ne certificava il pesante boicottaggio spagnolo.

D'altra parte, come ricordava Íñigo Urkullu, non si può dichiarare l'indipendenza se nessuno ti riconoscerà!

Tuttavia, la proclamazione e immediata sospensione non è avvenuta per via dei dubbi di validità del referendum, il quale risultato politico è stato "rotondo", non per attuare pedissequamente quella procedura utile mutuata dalla stategia slovena, ma per evitare la guerra civile. Come tutti abbiamo dovuto scoprire. la Spagna aveva minacciato "sangue per le strade" in caso di dichiarazione di indipendenza. Truppe armate a migliaia assediavano i palazzi del Parlamento e Generalitat per una invasione dal cielo, dalle fogne e via terra.

La causa dell'indipendenza catalana, prima ancora di rompere la balla dell'equivoco sull'integrità dello stato era risolta già dalla sentenza dell'Aja sull'indipendenza del Kosovo. Prima ancora di rendere evidente l'inadempienza di uno stato che non modifica la propria costituzione in base ai trattati che firma, essa spezzerà I tentacoli della bestia, costringendo l'Europa a chiedersi dove vuole andare e cosa vuole diventare.

La Catalogna salverà l'Europa.

Cristiana Velluti

 

Vedi anche: "Deu persones vinculades a la corrupció del PP han mort fins ara en circumstàncies estranyes"

 

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