Qualcuno volò sul nido del cuculo

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Lobotomizzare lo statuto è la nuova strategia del governo di Rajoy.

La Spagna sembra annaspare: avendo sottovalutato totalmente la fattibilità  del programma dichiarato ormai quasi 2 anni fa da Puigdemont che, da vero manager,  verificato il potenziale delle risorse umane della squadra da motivare e guidare,  aveva stabilito la road map e la scadenza dell'incarico ricevuto, fissando il raggiungimento dell'obiettivo in 18 mesi. Le elezioni di dicembre lo dimostrano. Sono chiaramente una imposizione europea e Rajoy, non ha nulla tra le mani, per pensare di vincere o di tentare un patto alternativo, un tradimento, una magia, non essendoci personalità credibili in campo (ancora), in grado di attrarre il voto di chi non ha preso una posizione netta.

Rajoy continua quindi a procedere con l'unica arma sfoderata sino ad oggi: la repressione.

Rendere legali I propri progetti in Spagna è semplice, se sei al potere e così Il Governo, esaltato dalla applicazione dell'articolo che ha azzerato lo stato di diritto in Catalogna, pensa alla modifica della struttura generale della Spagna con la modifica degli Statuti di Autonomia e della Costituzione.

Forte della disponibilità dei socialisti, intende ridimensionare le competenze delle autonomie, riportando in Spagna materie cone istruzione e interni.  Questo sarebbe il progetto. Centralizzazione e non solo. Tra le modifiche costituzionali, spicca la lealtà alla costituzione, che sarà uno dei nuovi strumenti di coercizione appena pensati.

Marcia indietro quindi, sulla evoluzione federale. Se quella  idea  infatti, aveva ispirato l'ipotesi del futuro della Spagna del dopo Franco, consentendo di compattare I territori ora, alla luce della crisi attuale, la si butta via per prepararsi a governare la crisi con la forza, soffocando quello che potrebbe dare ossigeno al oramai evidente nemico.

Nonostante l'operazione nasca come un nuovo rapporto con le autonomie, è chiaro che si vada verso una maggiore disparità tra regioni, a meno che non si intenda aprire nuovi fronti con andalusi, galiziani e soprattutto baschi, con I quali I rapporti invece, stanno andando in direzione opposta.

Da maggio scorso infatti, Il duro negoziato con il governo basco per l'approvazione del bilancio Spagnolo per il  2017 ha prodotto  un accordo dopo anni di disaccordo sul calcolo del contingente,  più un contributo alle spese generali. Le differenze corrispondono al periodo 2007-2016, nonché al calcolo delle politiche di occupazione attive, le cui competenze sono state trasferite a Euskadi nel 2010. Oggi, in piena crisi catalana, il bottino del governo basco cresce nuovamente, In fase di negoziazione del Bilancio per il 2018 con la "mediazione" di Inigo Urkullu contrario all'applicazione del 155 e favorevole al dialogo con Madrid per la realizzazione di una consultazione legale e concordata, ottenendo risultati più che positivi alla causa basca e forse nessuno per quella catalana, migliorando notevolmente il controllo delle entrate, la graduale compensazione del disavanzo, normativa su estrazione di  gas, olio e condensati favorevole e e la competenza delle entrate di quelle aziende che fatturano più di 10 milioni e svolgono il 75% delle loro operazioni a Euskadi.

Dunque la centralizzazione delle competenze ufficialmente avrà un percorso graduale, per andare a coprire in seguito l'intero territorio, e la prima regione a venire riconfigurata, sarà ovviamente la Catalogna ribelle, nonostante non si possa dire che non sia altamente performante, che non abbia con efficacia utilizzato tutti gli strumenti possibili derivanti dalle competenze dell'autonomia, e che non sia fortemente trainante per tutta la Spagna. I sardi sanno bene quanto sia doloroso, umiliante e sfiancante l'attacco continuo ai brandelli di libertà, come avvenne con il tentativo di centralizzare una serie di competenze con il referendum costituzionale 2016 o l'impugnazione costante delle nostre leggi.

Sebbene possa, stavolta, sembrare un fatto interno, una di quelle pensate che fanno gli stati come l'Italia appunto, sappiamo tutti che si tratta del proseguo della repressione in atto dalla approvazione della legge di transitorietà. L'ennesimo colpo, consumato in questo caso, tra le mura domestiche, e teso ad annientare ciò che è più luminoso: lo spirito di un popolo.

Quindi, lobotomizziamo!

Come McMurphy (Jack Nicholson) la Catalogna verrà lobotomizzata nelle sue istituzioni, perchè ribelle, diversa, combattiva e libera.

Noi, masticando una gomma come il Grande Capo, non vogliamo restare a guardare.

Cristiana Velluti

 

Qui la cronaca su El Diario 

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