L'utopia di essere stato

Alberto Pintus's picture

Leggo le polemiche che coinvolgono i “nostri” parlamentari circa l'offensiva incendiaria di questi giorni.

Leggo le loro interrogazioni in parlamento le loro dichiarazioni pubbliche e semi pubbliche in fb e altri social network, blog compresi.

Leggo e sento le loro formali proteste verso chi è stato chiamato per tutelare il territorio con la prevenzione e la salvaguardia.

Leggo tanta ipocrisia e tante arrampicate sugli specchi.

Mi sembra sempre troppo tardi e sopratutto mi sembrano atteggiamenti che tendono, sfacciatamente o meno, a liberarsi dalle proprie responsabilità.

Perchè è propria responsabilità, quella di appartenere a partiti o gruppi che evidentemente hanno ha cuore non il bene del proprio paese ma di partneships più o meno occulte, lobbistiche o economiche che siano, a scapito della propria gente o della propria comunità.

La genesi delle loro responsabilità è che queste appartenenze dettano loro le regole del gioco e in questo gioco, che sta diventando sempre più un gioco di morte, ne sono una pedina fondamentale, sono quella parte, la facciata, che vorrebbero far credere a tutti noi che loro sono li e che tutelano i nostri interessi.

Mi domando: si illudono anche loro o sono in malafede?

Oggi è pensabile che un sardo vada a fare il parlamentare a Roma pensando che farà gli interessi della propria terra e della propria gente?

Statisticamente la Sardegna elettoralmente vale, in Italia, forse il 2%: possiamo veramente pensare che con questa percentuale potremmo contare e che potremmo avere voce in capitolo in un consesso dove la voce “sardegna” viene utilizzata con il sinonimo di discarica?

O siamo degli illusi o siamo in malafede.

Dove sta allora l'utopia?

È più utopistico pensare che la Sardegna ce la deve fare con le proprie forze o è più utopistico pensare che senza l'Italia non ce la potremo fare?

Io penso che i sardi, i sardi che voglio davvero il bene della propria terra e della propria gente, debbano stare in Sardegna e lavorare per la Sardegna, utilizzare le proprie risorse, quelle economiche, quelle produttive, quelle intellettuali e culturali, quelle umane solo ed esclusivamente per il bene della Sardegna … altrove non sarà possibile: ripeto o è illusione o malafede una delle due e nessuna delle due fa bene al nostro popolo e alla nostra terra.

Io da questi “parlamenteri sardi” mi aspetto una bella lettera di dimissioni dal parlamento italiano e anche dal proprio partito perchè sarebbe la giusta assunzione di responsabilità e tutti noi capiremmo se il loro amore per la Sardegna è sincero, io mi aspetto che lascino quegli inutili, per noi, scranni parlamentari e che la smettano con le solite lacrime di coccodrillo, che invece mettano  a disposizione il proprio sapere e le proprie competenze per un quasiasi consiglio comunale di un qualsiasi comune della Sardegna, allora sì, potranno dire di essere veramente utili alla propria terra.

Le cose possono cambiare se sapremo guardarci con occhi diversi, più ottimisti, più fiduciosi verso noi stessi, cambieranno se capiremo che è arrivato il tempo di creare e organizzare una nuova classe politica, economica e culturale.

Le cose potrebbero cambiare se avremo la capacità di immaginarci Stato.
le cose potrebbero cambiare se penseremo da Stato
le cose cambieranno se agiremo da Stato
A innatis … fintzas a s'indipendenzia!

Go to top