Isole nazione e lingue nazionali - Le potenze asiatiche impongono il modello europeo (3)

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III.

Con la fine del dominio Europeo a Taiwan, le politiche linguistiche del governo imperiale dei Ming e dei Qing continuarono a ispirarsi al modello della missione civilizzatrice e educativa degli europei, ma questa volta ai valori del Confucianesimo. Nel corso dell’Ottocento, con le massicce migrazioni dalla Cina meridionale, la lingua più diffusa a Taiwan divenne la lingua Min meridionale, assieme allo Hakka. E mentre nelle scuole per le popolazioni Austronesiane, considerate dai governi imperiali come dai precedenti imperi europei alla stregua di “barbari” da civilizzare, si incoraggiava la sinizzazione insegnando i caratteri cinesi e memorizzando i testi classici, i parlanti di Min meridionale e Hakka ricevevano l’istruzione nelle loro rispettive lingue locali cinesi.

In questo periodo di circa un secolo e mezzo, i taiwanesi ricevevano l’istruzione in Cinese, ma sia nella sfera pubblica sia in quella privata erano relativamente liberi di parlare la propria lingua. Questo periodo si concluse bruscamente nel 1895 con l’occupazione Giapponese dell’isola. Le politiche linguistiche giapponesi erano determinate dell’ideologia dello stato-nazione europeo, secondo la quale in uno stato i confini politici devono coincidere con quelli della nazione, e tutti i cittadini di uno stato nazione devono anche idealmente essere membri dello stesso popolo o nazione. All’inizio del dominio giapponese, l’uso delle varietà cinesi di Min meridionale e Hakka, e le lingue Austronesiane, fu tollerato nell’uso pubblico, ma dai primi del Novecento tutte le lingue taiwanesi furono sanzionate e infine proibite.

Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, nella sfera pubblica taiwanese era permesso esprimersi solo in Giapponese. Alla fine della Guerra, con il ritiro dei Giapponesi dall’isola, l’egemonia creata nelle istituzioni dall’ideologia linguistica di origine europea che sostiene il modello di “una nazione-una lingua”, venne ereditata dai nuovi dominatori. I fuggiaschi del Partito Nazionalista cinese capeggiati da Chiang Kai-Shek si trovarono impegnati non solo in un tentativo di sradicare completamente le pratiche linguistiche e culturali assorbite dai Taiwanesi durante l’occupazione giapponese, ma anche nel consolidamento del proprio governo sull’isola come base strategica per riconquistare la Cina continentale caduta in mano ai comunisti. Durante gli anni ’50 e ’60, l’adozione del Mandarino come lingua di stato servì al Partito Nazionalista Cinese per estendere la propria egemonia su tutti gli strati etnici della popolazione taiwanese, già catalogati come minoranze dai Giapponesi in base alla differenziazione etnolinguistica operata dagli Spagnoli e dagli Olandesi.

Rendendo Taiwan uno stato-nazione in stile europeo, in cui lo stesso popolo avrebbe dovuto essere etnicamente omogeneo e avrebbe dovuto parlare la stessa lingua, il Mandarino, il Partito Nazionalista Cinese avrebbe trasformato l’isola in uno stato unitario la cui etnia era essenzialmente cinese. Inoltre, quando le condizioni storiche si fossero presentate, Taiwan, unica e vera erede della cultura cinese, si sarebbe riunita politicamente al continente, e il governo sarebbe potuto tornare a governare la Cina. In questo quadro, la scelta e l’imposizione del Mandarino come unica lingua di stato era strumentale al progetto di sinizzazione della nuova Repubblica di Cina. Ai cittadini la cui madrelingua era diversa dal Mandarino, che nel 1949 erano circa venti milioni di persone, fu imposto il sacrificio delle proprie lingue, che intanto l’apparato statale aveva declassato a semplici minoranze linguistiche o dialetti, sia nella vita pubblica sia in quella privata.

In sequenza temporale, il periodo che va dal 1945 al 1969 è la fase di transizione in cui il governo ha puntato sullo sradicamento del Giapponese in tutte le sfere sociali, mentre scoraggiava l’uso delle lingue taiwanesi di origine cinese e austronesiana. Dal 1970 al 1986 la politica linguistica ha mirato al consolidamento del Mandarino come unica nazionale, mentre era proibito esprimersi in tutte le altre varietà linguistiche—al punto che alcune lingue di varietà astronesiana si sono estinte.

 

Puntate precedenti:

Isole nazione e lingue nazionali - Oltre il modello europeo (parte 1)

Isole nazione e lingue nazionali - Riforma Protestante e scelte linguistiche (parte 2)

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